Ritornare su alcune ipotesi di ricerca che hanno orientato il dibattito sugli standard urbanistici e la sua codificazione, sancita col decreto del 1968, può offrire elementi utili a riconcettualizzare uno strumento normativo e regolativo che ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della città italiana contemporanea, depositando al suolo una molteplicità di materiali e spazi come attrezzature sportive, parcheggi, scuole, edifici per attività collettive, ecc. Nel loro insieme, questi luoghi concorrono oggi a comporre ampie parti della “città ordinaria” nella quale abitiamo. In questi stessi luoghi possiamo “misurare” le nostre ipotesi progettuali orientate ad attribuire nuova qualità alle nostre città, garantendo al contempo la sostenibilità e l’equità delle azioni intraprese e dei loro effetti sullo spazio e sulla società. Ritornare alle radici di questa riflessione disciplinare può, allora, essere occasione per confrontarsi con la possibilità di perfezionare pratiche progettuali che considerino gli spazi a standard come una risorsa territoriale, utile a ridefinire “telai di servizi per la città”