Il contributo prende in considerazione i cinque ripostigli dell’insediamento protostorico di Frattesina di Fratta Polesine, datato tra Bronzo Recente 2 e Primo Ferro – fase 1A (XII – X/IX sec. a.C.). I ripostigli, databili alla fase centrale del Bronzo Finale (BF 2 – XI sec. a.C. ca.), sono stati studiati (e presentati in lavori a stampa) dal punto di vista tipologico, cronologico e funzionale. In questo lavoro i complessi sono analizzati con approcci diversi, a partire dalla nuova analisi crono-tipologica del cosiddetto ‘tesoretto’, il ripostiglio composto da oggetti, prevalentemente ornamenti, in bronzo, ambra, vetro, avorio, uova di struzzo e pietra, pubblicato nel 1971. Per quanto riguarda i cosiddetti ‘ripostigli da fonditore’ (nn. 1-4), formati da lingotti e diversi tipi di oggetti frammentati (attrezzi, armi, ornamenti), vengono qui esaminati gli aspetti metrologici e il sistema ponderale. A seguito della pesatura di ogni elemento (compresi i frammenti minimi ad oggi inediti), i depositi sono confrontati con altri complessi italiani ed europei. Infine, sono proposte alcune considerazioni sulla funzione e sul significato dei ripostigli sulla base della revisione dei materiali, delle rare e limitate notizie relative alla scoperta (sfortunatamente avvenuta al di fuori dai contesti stratigrafici pertinenti) e alla luce delle nuove ricerche avviate nel sito dal 2014, mirate alla comprensione delle caratteristiche strutturali e infrastrutturali dell’insediamento. Con queste premesse, e sulla base del confronto con altri ripostigli provenienti da contesti tanto interni quanto esterni agli insediamenti, il contributo affronta il problema dell’attribuzione dei materiali al pertinente ambito funzionale, profano o rituale, ed evidenzia come i confini tra i due ambiti siano spesso sfumati, come dimostrato dalle analogie tra i ripostigli 1-4 di Frattesina e quelli provenienti da alcune vette appenniniche, probabilmente di natura votiva. Nel complesso, e confermato, riguardo ai ripostigli 1-4, quanto suggerito da Anna Maria Bietti Sestieri e Luciano Salzani, ossia il fatto che essi debbano essere stati connessi con officine metallurgiche; per il ‘tesoretto’ viene proposto un possibile ruolo simbolico e/o sacrale.