La messa a fuoco dell’intreccio di essere e bene, quali cardini intorno a cui ruota la nostra tradizione di pensiero, guida l’indagine condotta in questo volume. L’indagine pone a tema gli sviluppi delle filosofie heideggeriana e levinassiana, nel tentativo di evidenziare le possibili aperture dell'ermeneutica verso l'ontologia e l'etica e di riscoprire la perenne vocazione metafisica del pensare.
Attraversando il chiasmo delle filosofie di Heidegger e Levinas, tale indagine propone una ricostruzione della critica che ha sancito la fine della metafisica e del dominio onto-teo-logico. In questo spazio teoretico sono presi in esame i contributi di alcuni tra i più autorevoli pensatori e studiosi contemporanei, con particolare attenzione all'area tedesca e francese (oltre a Heidegger e Levinas, in particolare Ricoeur, Derrida, Henrich, Pannenberg, Habermas, Marion, Pareyson).
Se Jacques Derrida marginalizza le pretese metafisiche fino a vanificarle come fossili di un passato divenuto del tutto impraticabile, Dieter Henrich lavora invece a un rinnovamento dell'argomentare metafisico, in stretta connessione con la tradizione del pensiero classico tedesco e a diretto confronto con Jürgen Habermas, nonché con Wolfhart Pannenberg per il versante teologico. Il tema del rinnovamento del pensiero dell’essere è ripetuto nello svolgimento della questione della pensabilità del divino: particolare attenzione è riservata qui alle soluzioni suggerite nei Beiträge heideggeriani. Nella linea teologica di Eberhard Jüngel e in quella filosofica di Luigi Pareyson, l'ermeneutica è dunque presa in considerazione non come esegesi infinita ma come modalità speculativa conforme allo spirito del nostro tempo, per esprimere lo slancio metafisico propriamente connesso alla finitezza.