All’inizio del secondo millennio “costruire nel costruito” sembra essere la condizione progettuale prevalente per gli architetti e quella del Re–Cycle, tra le “strategie per l’architettura, la città e il pianeta” , quella più perseguibile. Questa nuova consapevolezza culturale, oltre a verificare la possibilità di riusare edifici abbandonati, parti degradate di città e paesaggi obsoleti, induce a sperimentare nuovi modi di abitare in cui casa e lavoro siano mondi meno separati.