La recente ripresa dell’interesse verso Carl Stumpf ha messo al centro la questione del suo valore e della sua originalità come filosofo: in quest’ottica, la sua interpretazione di Spinoza diventa un tema assolutamente ineludibile. Per la sua sottolineatura del ruolo dell’intenzionalità, l’interpretazione che Stumpf offre del pensiero di Spinoza può essere detta fenomenologica: l'intenzionalità è quella della mente divina, i cui atti e contenuti si configurano come le ideae e le res di Spinoza. Analogamente, gli infiniti attributi sono una serie infinita di coppie legate tra loro da una relazione analoga a quella che si esprime nel rapporto tra pensiero ed estensione. I riferimenti di Stumpf a Spinoza sono illuminanti per chiarire la collocazione di Stumpf nel movimento fenomenologico. Il confronto con i problemi fondamentali della metafisica spinoziana fa emergere le ragioni che spingono Stumpf ad allontanarsi in alcuni punti essenziali tanto dalla psicologia descrittiva brentaniana, quanto dalla fenomenologia nell’accezione di Husserl.