Preso atto che la geografia umana nasce dalla separazione tra fisica e metafisica, si mettono in luce le contraddizioni insite nella visione di Harvey, in bilico tra il post-modernismo interpretato in chiave neo-illuministica e un neo-marxismo ancora da costruire. Contemporaneamente si rileva il progressivo abbandono dello studio dei tradizionali "oggetti geografici" agli esperti di altre discipline, in un momento in cui ovunque la disciplina è minacciata di espulsione dal sistema scolastico. Se a ciò si aggiungono considerazioni tratte dalle altre scienze sociali, emerge il quadro sintomatico di una crisi morale delle società già avanzate, che segue la conclusione della fase di sviluppo economico degli anni '50-60. La post- risulta allora una sindrome psicologica, una confortevole gabbia mentale nella quale rifuggire dalla realtà. Lo dimostra il diffondersi nella comunità dei geografi di un concetto astratto della disciplina e del sapere scientifico, riletto attraverso filtri, invecchiati e comunque fuorvianti. Nel contesto di un cambio d'epoca, l'a. prospetta l'emergere di nuove categorie di studio, selezionate secondo una discriminante fondata sull'etica.