Le ricerche riguardanti lo sprawl urbano, che, come è noto, si riferisce ad un modello di espansione della città caratterizzato da bassa densità edilizia ed elevata frammentazione e dispersione dell’urbanizzato, sono state sempre condotte in una prospettiva di crescita, dovuta agli intensi processi di urbanizzazione che nel corso degli ultimi due secoli hanno ridisegnato le città occidentali (Bencardino, 2015a). Pertanto, se in alcuni regioni la crescita avviene entro i confini limitati della città, portando ad una densificazione urbana, in altre, invece, si riscontra una suburbanizzazione con un conseguente sprawl abitativo.
Più recentemente, però, molte regioni europee si stanno confrontando con un aumento della superficie urbana nonostante la presenza di un contemporaneo declino demografico. Infatti, le conseguenze dell'invecchiamento della popolazione e delle emigrazioni si fanno sentire in molte città del continente, sia nelle grandi metropoli attrattive che nelle shrinking cities (città in declino demografico), generando molti problemi di costi dei servizi pubblici e di inquinamento (Siedentop, 2010).
Dunque, il presente lavoro si propone di mostrare una misura dell’espansione spaziale del costruito in due sistemi urbani delle aree interne della Campania, e quindi, attraverso questa, una analisi del più complesso fenomeno dello sprawl urbano in relazione alla domanda abitativa. Per far ciò, l’Autore propone un indice di correlazione antropico-insediativa tra le variazioni del costruito, ovvero della superficie “consumata”, e le varia-zioni demografiche.
Infine, è stato scelto il sistema urbano come contesto analitico, poiché è apparso molto efficace contestualizzare la misura dell'evoluzione urbana ad una precisa fase del ciclo di vita della città, secondo il modello di Van den Berg.