Dopo una breve rassegna critica sul concetto di 'obscuritas' prima di Macrobio, tra retorica e filosofia, e sulla canonica bipartizione tra 'rerum obscuritas' e 'verborum obscuritas', l’articolo prende in esame le occorrenze e il signifcato di obscuritas nei 'Commentari' al 'Somnium Scipionis' di Macrobio. Attraverso l’analisi del testo e delle sue relazioni con gli auctores greci e latini e con la tradizione dell’esegesi platonica, il contributo evidenzia in primo luogo la persistenza nell’opera macrobiana dell’originario intreccio tra retorica e filosofia che caratterizza l’intera produzione esegetica antica, ma anche il duplice obiettivo del commentatore tardoantico di difendere l’opera ciceroniana dalle possibili accuse di oscurità e di connotare il proprio sforzo interpretativo non come una semplice ripetizione, ma come un’originale rielaborazione del pensiero del venerabile 'auctor' latino.