Nel saggio, viene riletta una genealogia di esperienze progettuali tra Venezia e Trieste per mettere a fuoco un’idea di low cost landscape intesa non come semplice riduzione di spesa, ma come progetto di tracce: tracciati permanenti ed effimeri, segni e pratiche capaci di ricomporre lo spazio pubblico frammentato. Il low cost diventa una retorica operativa fondata su materiali “poveri” ma ad alta densità simbolica, sull’ibridazione di usi ordinari e sulla costruzione di immagini urbane attraverso interventi minimi e mirati.
Due casi studio chiariscono l’approccio: la riqualificazione del borgo rurale di Fratta (messa in sicurezza dell’incrocio, nuova piazza e percorsi, valorizzazione di reperti e memorie locali, fino alla trasformazione di oggetti agricoli in nuove attrezzature collettive) e la rigenerazione dell’area mercato di Cavallino-Treporti (riconversione del recinto in spazio dello stare, fasi “per isole”, riciclo delle demolizioni per superfici drenanti, inserimento di dispositivi e arredi come montaggi di reperti, e uso del colore come segnaletica/contrappunto capace di trasfigurare l’ordinario). Nel complesso, il testo mostra come un paesaggio “a basso costo” possa produrre qualità urbana, sicurezza, riconoscibilità e nuove forme di urbanità, lavorando con precisione su suolo, bordi, luce, oggetti e pratiche d’uso.