Il film "Ballet mécanique" di Fernand Léger e Dudley Murphy, esemplare nell’ambito dell’avanguardia europea, a mio avviso costituisce un interessante case study sul problema del confine, in quanto rappresenta tre sistemi differenti di confine: tra gli oggetti della ripresa, tra linguaggi artistici e tra i margini del fotogramma.
Si tratta di una sorta di Gesamtkunstwerk della modernità, versione novecentesca dell’utopia wagneriana di sintesi che riqualifica il cinema annoverandolo tra le arti maggiori. I primi ad immaginare un cinema diverso sono quegli artisti che nei primi anni dieci sperimentano nuove forme espressive; il cinema risulta oggetto d’interesse in quanto immagine in movimento, forma di dinamizzazione del visibile, più che per la sensazione di realtà.