L’autore fa inizialmente notare come le conoscenze delle rispettive storie e culture nazionali che oggi possediamo sia di carattere scolastico e fissa per lo più personaggi o fatti appartenenti alla cultura di tipo nazionale. Si tratta di un processo che comporta esclusione e oblio quindi la “non conoscenza”, da cui la necessità di una nuova percezione di cultura e storia. Di seguito passa alla considerazione delle conseguenze fondamentali di alcuni fatti storici che hanno mostrato come sia utile un maggior realismo che sia fondato sulla riconsiderazione della geografia. Da qui la necessità di continuare a tenere in considerazione una disciplina che ha le sue implicazioni antropologiche ed economiche che non possono essere sostituite con modelli sociali facilmente esportabili.
Viene di seguito fatto notare come la riscoperta della geografia abbia portato a riconsiderare la grande lezione di Fernand Braudel sul Mediterraneo ai tempi di Filippo II (1949). Per comprendere il presente del Mediterraneo e degli altri grandi mari bisogna tornare a Braudel ma anche riprendere in mano quelle opere che a cavallo del XIX e XX secolo avevano individuato alcuni elementi chiave.