Per la parte di cui l'autore è unico responsabile, il testo prende in esame le origini del tempio dorico e il suo sviluppo sino al cosiddetto Ur-Partenone nell'Acropoli di Atene. La vicenda viene narrata mediante l'esame delle testimonianze tanto archeologiche quanto letterarie, con la costante messa in luce di limiti e anacronismi di vario genere che continuano a condizionare la produzione storiografica in tale ambito tematico: da quelli relativi al lessico architettonico a quelli inerenti i convenzionali paradigmi critici di riferimento nella lettura dei varî episodi considerati di cui la letteratura corrente perpetua l'uso senza valutarne la scorrettezza nei confronti degli oggetti storici a cui vengono applicati. Il quadro di riferimento che ne deriva fa per tanto ragione di luoghi comuni che ancor oggi inficiano significativamente elaborati che, pur aggiornati dal punto di vista dell'acquisizione dei dati oggettivi di conoscenza, risultano fuorvianti nelle valutazioni generali dei fenomeni considerati. L'appendice costituita da "schede" inerenti i principali templi dorici analizzati nel saggio generale pongono il lettore davanti alla specificità di ogni singola opera, rendendo esplicita l'inconsistenza storica di categorie quali "classico", "ordini architettonici", "stile" o "tipologia" applicate alla lettura di un edificio dell'antica Grecia.