Il testo presenta il pensiero di Nussbaum individuandone il filo conduttore nelle diverse articolazioni di un’antropologia della finitezza ed evidenziando l’attualizzazione delle tematiche, sviluppate nella filosofia antica (in particolare aristotelica e dei pensatori ellenistici), relative ai concetti di virtù, di bene (in specifico di “bene relazionale) e di “vita buona”, nel confronto con il pensiero moderno (Locke, Kant, Mill) e contemporaneo, in particolare con il liberalismo politico di Rawls. Particolare attenzione è riservata alla versione di Nussbaum dell’”approccio delle capacità”, nelle sue differenze rispetto all’analoga prospettiva di Sen, ed è evidenziato il ruolo centrale che Nussbaum assegna alle capacità in una teoria della giustizia, la quale superi le aporie del contrattualismo moderno e contemporaneo e nel contempo sia in grado di specificare i contenuti espressi dalle carte internazionali sui diritti umani e dai principi costituzionali degli Stati.