In questo breve contributo si ripercorrono alcune cause della continua riduzione della capacità di sviluppo del nostro Paese alla luce soprattutto dell’esperienza della regione Friuli Venezia Giulia. L’idea di fondo è che anche in presenza di consistenti limitazioni nella disponibilità di risparmio, si potrebbero sfruttare i tassi crescenti di istruzione per invertire la rotta. Con un migliore impiego dei giovani formati e il rinnovamento dell’organizzazione produttiva la crescita potrebbe riattivarsi. Nel primo paragrafo si evidenzieranno innanzitutto le cause alla base della forte contrazione del risparmio. La diminuzione nel tasso di risparmio è legato innanzitutto all’accumulo di ricchezza abitativa e finanziaria di tipo speculativo, che ha sottratto capitale agli investimenti produttivi. I motivi di tali cambiamenti si possono rintracciare nella ricerca di rendimenti sempre a più breve respiro e sempre più privati, in cui le limitazioni nelle possibilità di consumo si tramutano in continua riduzione del benessere sociale. Una delle cause è da individuare nella diffusa imprenditoria individuale e familiare che ha confuso il livello privato con quello d’impresa. Tale tendenza è condivisa da tutto il territorio nazionale ed in particolare dal Nord-Est, culla dell’industria parcellizzata. Nel secondo paragrafo si porta l’attenzione al legame molto debole tra l’aumento di istruzione di terzo livello e la struttura produttiva e dei servizi. Qui vengono analizzate in particolare le caratteristiche del tessuto economico, guardando alla qualità tecnologica dei settori produttivi e al loro impiego di capitale umano, portando l’osservazione al livello locale. L’analisi della transizione al lavoro nelle imprese locali manifatturiere e dei servizi dei laureati nei due atenei della regione Friuli Venezia Giulia (Fvg in seguito) mette in evidenza i punti di criticità del sistema. Nel paragrafo finale si presenteranno alcune riflessioni conclusive sulla capacità di sviluppo dell’area e del Paese, guardando in particolare alle possibili sinergie che si attiverebbero da un maggiore impiego di capitale umano nelle imprese che supereranno o nasceranno dopo la grande crisi.