Il saggio prende le mosse dalla scoperta, avvenuta nel duomo di Grado nel 1871, di due reliquiari che contenevano le reliquie di alcuni santi e, fra questi, dei fratelli martiri Canzio, Canziano e Canzianilla. Datati variamente tra V e VI secolo, i reliquiari erano comunque la prova più antica di un culto altrimenti testimoniato da una leggenda agiografica ritenuta poco attendibile. Tale leggenda fu rivalutata in seguito a una campagna di scavi archeologici svolta nel paese di San Canzian d’Isonzo, presso Aquileia, nei primi anni Sessanta del Novecento. Allora venne alla luce il perimetro di una basilica paleocristiana con al centro una tomba “insigne”, all’interno della quale furono rinvenuti i resti ossei di tre inumati, interpretati come i corpi dei Canziani. Se le reliquie parevano ridonare verità storica alla leggenda agiografica, occorreva però spiegare perché e quando esse erano state “abbandonate”. La risposta va forse cercata nell’azione tardomedioevale dei patriarchi di Aquileia, volta alla costituzione di un santuario nella basilica metropolitana, sulla base di un complesso rapporto tra reliquie e storia/agiografia, che tuttora caratterizza la questione dei santi Canziani.