Visibile e invisibile sono concetti che hanno avuto un ruolo ordinatore in ambito metafisico, artistico, religioso. L'ampiezza e la pervasività del loro impiego si estende all'intero arco della storia del pensiero e della cultura occidentale. Sono concetti non solo opposti ma anche unificabili in vario modo e a diversi livelli: l'invisibile può rendersi visibile, il visibile può fondarsi su strutture non sensibili e quindi invisibili, il visibile può dissolversi nell'invisibile. Oltre a questi usi canonici e largamente documentati della coppia visibile/invisibile, la cultura contemporanea permette di rinvenire una nuova accezione semantica di questi termini che appare ormai consolidata nel modo di descrivere le relazioni umane in riferimento alla rilevanza sociale di gruppi e individui, un'accezione che applica dunque le due polarità del visibile e dell'invisibile a soggetti comunque percepibili in senso visivo. Visibilità e invisibilità diventano così proprietà di soggetti socialmente in vista o viceversa ignorati dalla comunicazione e dalla percezione sociale, specie per motivi connessi alla povertà o all'emarginazione lavorativa. Il testo cerca di documentare alcuni usi specifici di questa nuova accezione del rapporto visibile/invisibile, inserendoli nella cornice di un "lessico politicamente corretto" con cui si descrivono valori e disvalori alla luce del primato dell'autopromozione mediatica e dell'esibizione della ricchezza.