Il contributo prende in esame lo studio più importante di Filippo Zamboni, Gli Ezzelini, Dante e gli schiavi (1864), più
volte ristampato e aggiornato, e ne indaga le ragioni dell’interesse presso studiosi di fama (Carducci, Gregorovius, Veselovskij); fino ai riutilizzi e ai ‘saccheggi’, di cui lo Zamboni ebbe più volte a dolersi