Il contributo discute lo status delle copie nel mondo ellenistico e romano, in parte contestando la posizione ‘ortodossa’, che considera le copie esclusivamente in quanto riproduzioni consapevoli di capolavori ‘classici’. L’autore insiste sugli effetti distorsivi di tale visione modernizzante. Egli ritiene convintamente che in antico le copie fossero percepite in modo più articolato: anche come copie in senso moderno, senza dubbio, ma prima di tutto come opere scultoree con una propria funzione, nelle quali, copiando, l’esecutore legittimamente manifestava la sua abilità e la sua techne. Del massimo interesse è la descrizione di Pausania delle statue del ginnasio di Messene, dove una copia del Doriforo di Policleto (rinvenuta in sito da P. G. Themelis negli anni Settanta) viene citata come statua di Teseo di Apollonio e Demetrio di Alessandria, senza alcuna menzione di Policleto.