Ciò che oggi colpisce il lettore della Costituzione non è l'affermazione
dell'utilità sociale come un valore: nessuno la negherebbe. Colpisce
la tesi che per perseguire quel valore si debba ridurre lo spazio del
mercato e far spazio all'intervento pubblico: intrinsecamente antisociale
il primo, intrinsecamente benefico il secondo. Di fronte alla disciplina
dei rapporti economici, contenuta nella Carta repubblicana, tale è
lo sconcerto dell'economista in cerca dei principi per il governo dell'economia.
Ma anche il giurista, chiamato a riflettere sulla c.d. Costituzione
economica per saggiarne la compatibilità con l'Unione europea, con i canoni cioè di una economia aperta e concorrenziale, non manca di segnalare l'assenza del mercato dal catalogo delle libertà fondamentali.