Rileggere a centoventicinque anni dalla nascita e quarantatré dalla morte, alcuni scritti di Frank risulta perfino commovente e qualifica la singolarità del personaggio come palese eccentricità. Un’eccentricità che, lungi dal compiacersi di se stessa, assume quasi l’irreversibilità di un evento naturale.
Gli scritti e i progetti di Frank delineano nell'architettura «un percorso accidentato e accidentale, in cui l'emozione finisce per trascendere la forma, i linguaggi, l'ideologia, per farsi custode della nostra umanità o di quel che ne resta oggi