Il saggio riflette sull’interdisciplinarità come condizione fondante e problematica nella ricerca in progettazione architettonica, a partire dall’esperienza del Seminario Tre svoltosi a Trieste nel 2024. Attraverso il concetto di “scomoda prossimità”, gli autori analizzano come lo spazio del dialogo – anche fisicamente incarnato nella Stazione Rogers – diventi un dispositivo per attivare confronto, contaminazione e tensione tra discipline. Il testo evidenzia le ambiguità del quadro accademico contemporaneo, segnato da riforme nominali ma staticità strutturali, e propone un approccio critico alla nozione di interdisciplinarità, intesa non come semplice somma di saperi ma come campo relazionale capace di generare nuova conoscenza. L’architettura vi è riconosciuta come spazio di convergenza teorica e operativa, in cui il progetto funge da strumento di mediazione e negoziazione tra identità disciplinari, differenze metodologiche e urgenze di trasformazione.