Dopo la Prima guerra mondiale si ridefiniscono i confini nel nord-est dell'Italia: vengono annessi territori che prima appartenevano all'Impero austro-ungarico. Con questa annessione gli abitanti di queste zone, appartenenti a varie culture, religioni e etnie e parlanti lingue diverse, si ritrovano sotto l'amministrazione italiana. Tra questi ci sono anche gli sloveni e tra loro gli artisti. Questo gruppo nazionale viene ad essere oggetto di un'assimilazione culturale e linguistica forzata dalla politica. In campo artistico ciò si riflette con un'adesione da parte degli artisti sloveni alle politiche culturali del Fascismo, oppure con un allontanamento evidenziato dalle migrazioni e dalle attività espositive nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Sono stati messi in luce alcuni episodi in cui gli artisti sloveni cercano di conservare la propria identità culturale a dispetto delle restrizioni già in atto. Le vicende sono supportate dalla documentazione ricavata dalle pubblicazioni coeve, tra le quali ci sono i cataloghi delle esposizioni e gli articoli su quotidiani e periodici sloveni e italiani