Il contributo delinea e argomenta l’ipotesi di una possibile traduzione urbanistica del termine ‘gradiente’. Proposto nella forma di ‘costrutto teorico’, esso può concorrere a decifrare le ‘forme’ della città contemporanea, reinterpretandole entro una visione multidisciplinare e multiscalare. Come parametro, il gradiente può infatti facilitare la lettura di ambiti di prossimità e transizione, anche laddove si riscontrino situazioni di promiscuità nell’uso o nella condivisione. Come strumento può, invece, aiutare nel processo progettuale per il ripensamento di tali spazi, entro una più ampia riflessione sull’abitabilità urbana.