L’elegia per Clearisto, ovvero i vv. 511-522 della silloge teognidea, è stata oggetto a partire dal XVI secolo, ma soprattutto nel XIX, nel XX secolo e ancora in tempi recenti, di diversi interventi testuali e trasposizioni di versi, e ha dato adito a interpretazioni anche molto distanti tra loro, sia sul senso complessivo del carme sia su singoli passaggi. Neppure sono mancate interpretazioni che hanno negato l’unitarietà del brano. Parallelamente, altre esegesi hanno tentato di difendere il testo tràdito cercando di dar ragione delle difficoltà di interpretazione e motivando perché, nella prospettiva di volta in volta adottata, tali difficoltà non rappresenterebbero vere e proprie incongruenze logiche oppure perché, se tali appaiono, esse in realtà si giustificherebbero all’interno di una considerazione del particolare contesto enunciativo della composizione, delle sue modalità di trasmissione e delle attese dell’uditorio. Lo studio qui proposto passa in rassegna l’esegesi dell’elegia per Clearisto dal XVI secolo a oggi, prendendo in esame le edizioni a stampa, le traduzioni (in latino e in altre lingue nazionali), i commenti e altri interventi in cui si fa cenno al brano.