La continua innovazione normativa che ha interessato il bilancio di esercizio ha portato all’introduzione di “entità contabili” in parte nuove, sovvertendo a volte risultati in termini di analisi che si consideravano pacificamente acquisiti grazie al lavoro svolto dalla dottrina tradizionale. Una delle aree del bilancio in cui si riscontra un simile effetto è indubbiamente rappresentata dalla sezione dedicata all’analisi del capitale netto, la cui composizione interna è sensibilmente cresciuta in termini di complessità. Sono state individuate, infatti, numerose quote ideali di autofinanziamento che possono assumere anche valore negativo, che non rappresentano risparmi di utili netti e che sovente sono collegate tra loro da complesse operazioni di “riclassificazione” e da relazioni reciproche non sempre facilmente comprensibili. A intricare il quadro anche la definizione di una nuova, più ampia, configurazione di reddito: quella complessiva. L’articolo mira a sviluppare alcune riflessioni sulla natura e sulle relazioni tra le quote ideali di capitale netto alla luce di questo nuovo livello di complessità.