L’immigrazione in Italia e in Europa avrebbe dovuto rappresentare un importante apporto di risorse demografico, economico e socio-culturale; attraverso il confronto pacifico di idee e modelli comportamentali, l’interazione interculturale avrebbe dovuto tradursi in stimolante creatività alla ricerca di un nuovo modello sociale, in cui espressioni come coesione, integrazione, inclusione e qualità della vita avrebbero potuto coniugarsi in modo indifferenziato rispetto a popoli diversi e in relazione ad ogni rischio di esclusione sociale (per reddito, credo religioso, ecc.). La situazione appare ben differente. Scopo di questo contributo è quello di proporre una riflessione critica sui principali aspetti di carattere, soprattutto geopolitico e geoeconomico, che fino ad oggi hanno reso molto complessa un’interpretazione obiettiva dei fenomeni migratori contemporanei e di fatto hanno contribuito ad ostacolarne una gestione efficiente e consapevole.