L'articolo ricostruisce il patrimonio del convento francescano udinese alla fine del Trecento, nonché le relazioni che i Frati che vi dimorarono riuscirono a costruire con la società locale. La fonte di partenza è un lungo elenco di lasciti, obiti e legati, per i quali i francescani erano tenuti a versare regolarmente un corrispettivo ai canonici della Chiesa di Santa Maria Maggiore.