Il testo propone una riflessione critica sulla crescente tendenza alla quantificazione nei contesti accademici e interdisciplinari, evidenziando le contraddizioni che essa genera nell’ambito dell’architettura, disciplina radicata in valori qualitativi come la bellezza, la forma e la composizione. L’autore sottolinea la necessità di sviluppare strumenti di valutazione alternativi, capaci di integrare sensibilità soggettive e complessità progettuali, riaffermando l’autonomia dell’architettura senza rinunciare al dialogo interdisciplinare.