Con Francesca da Rimini, stesa tra il 1814 e il 1815, il giovane Silvio Pellico volle portare sulle scene la vicenda degli amanti romagnoli immortalata da Dante, im presa ardimentosa recisamente disapprovata dall’amico Ugo Foscolo. A ben guar- dare la ‘nuova’ Francesca proposta da Pellico, il cui scarto dal modello dantesco è palese, sembra dovere non poco proprio a Foscolo, precisamente al suo Ortis, poi- ché la rivisitazione della storia di Francesca e Paolo compiuta da Pellico pare filtrata attraverso il romanzo foscoliano, con cui Francesca da Rimini mostra corrisponden- ze di tratti psicologici, motivi, situazioni, locuzioni, persino tessere verbali.