Lo studio della traduzione italiana di Tiempo de silencio di Luis Martín-Santos (effettuata da Enrico Cicogna nel 1970) offre la possibilità di una riflessione sui possibili approcci traduttori in un testo letterario caratterizzato dalla compresenza di diversi registri stilistici. L’alternanza di più socioletti e idioletti è il principale ostacolo per il traduttore, chiamato a rendere un idioma proteiforme, che, a seconda dei casi, accoglie suggestioni letterarie, si fa mimesi del parlato, ingloba la vitalità e il cripticismo dello slang malavitoso. È soprattutto nella trasposizione del gergo che si concentrano maggiormente gli sforzi di Cicogna, tesi alla creazione di un efficace linguaggio trans-regionale per conservare la forza espressiva del testo spagnolo. L’analisi della traduzione inglese mostra invece una netta tendenza alla normalizzazione, che porta ad un idioma standard e che del gergo mantiene solo le espressioni oscene.