Il regime fiscale dei cd. “neo-residenti” si inserisce nel quadro della concorrenza fiscale internazionale tra gli Stati, i quali competono, concedendo incentivi fiscali e regimi di favore, per attrarre persone fisiche, imprese e investimenti sul loro territorio e così accaparrarsi nuovi cespiti di gettito. Normative agevolative come quella prevista dall’art. 24-bis del TUIR pongono seri interrogativi, implicando una mutazione genetica del rapporto Stato-cittadino, il quale finisce per essere quasi “contrattualizzato”. Le ricadute sul gettito di regimi di tale natura potrebbero essere positive, almeno nel breve periodo e in assenza di altre misure uguali e contrarie approntate da altri Stati, ma ciò non pare sufficiente ad assicurare il rispetto dei principi costituzionali e delle regole europee. Se sul primo versante vengono in gioco i principi di capacità contributiva e uguaglianza tributaria, sul piano comunitario i trattamenti di favore basati, sia pure in modo “indiretto”, sulla nazionalità, potrebbero dar luogo ad una violazione del principio di non
discriminazione e rilevare sotto gli ulteriori profili esaminati nell'articolo.