A guardare esclusivamente la formazione e la composizione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, si potrebbe dire di essere tornati ad un assetto molto simile a quello sperimentato durante la cosiddetta seconda repubblica, quando una coalizione di centro destra e una di centro sinistra si sfidavano alle elezioni e si alternavano al governo. Ma l’attuale centro sinistra è molto diverso da quello che era prima del 2013: oggi è, infatti, composto da Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, ma anche dal Movimento 5 Stelle e dall’ormai ex Terzo Polo – anch’esso ormai (ri)diviso tra Azione e Italia Viva. La mancanza di una opposizione coesa rispetto all’attuale maggioranza – sia al momento delle elezioni sia in parlamento – ostacola così la prospettiva di un’alternanza al governo, che era stata invece uno dei tratti distintivi degli anni del bipolarismo. In altre parole, per i partiti di centro destra, questi primi due anni di governo hanno confermato la solidità di una ritrovata alleanza che, sebbene tutta strategica, continua a dare i suoi frutti, anche con equilibri di forza e leadership completamente mutati. Al contrario, se guardiamo all’opposizione, non possiamo che rassegnarci a declinare il termine ancora al plurale – e questo nonostante l’adesione di tutti i partiti che ne fanno parte ad un’area che, per quanto ampia, è certamente tutta riconducibile a quella del centro sinistra. In questo lavoro, proveremo a tracciare il percorso dei diversi attori che compongono questa opposizione nei primi due anni dell’attuale legislatura, per cercare di capire se e con quali prospettive sia possibile pensare ad una opposizione unitaria per il futuro.