Secondo la più comune classificazione NINDS–AIREN, si parla di demenza vascolare probabile quando vi è l’oggettività di un impairment cognitivo, che compromette le attività comuni del vivere sociale, con coesistenza di segni neurologici focali compatibili con una diagnosi di ischemia cerebrale, associata ad un’evidenza neuroradiologica e quando sia rispettato il nesso di correlazione temporale tra insorgenza di demenza e cerebro–vasculopatia. Sembra che il danno ipossico/ischemico/metabolico esteso alle porzioni encefaliche sottocorticali sottenda la caratteristica della demenza vascolare, che non è un unicum concettuale. Si riconoscono attualmente la demenza multi–infartuale, quella sottocorticale, quella da singoli infarti strategici. Tuttavia, uno dei cardini del NINDS–AIREN, delle alterazioni della sostanza bianca, unicamente presenti nella demenza vascolare, è stato smentito da recenti studi, in cui si è dimostrato un’alterazione evidente della sostanza bianca anche nella malattia di Alzheimer, a tal punto da poter far ipotizzare un trait–d’union fra le due vie etio–patogenetiche, sottintendenti la demenza vascolare e quella degenerativa. Recenti conclusioni hanno stabilito quali rischi di involuzione verso forme franche di Alzheimer, siano in realtà fattori di rischio vascolari: il repentino declino perfusionale cortico–cerebrale, l’ipertensione, l’iperlipidemia e il rischio di bassa portata. Il sovrapporsi e la possibile concomitanza della demenza degenerativa e di quella vascolare sono due realtà non solo non impossibili, ma anzi altamente probabili.