Frutto della relazione, ampliata e corredata da apparato critico e note bibliografiche, presentata in occasione della IX giornata di studio "Luigi Luzzatti per la storia dell'Italia contemporanea", tale contributo ripercorre criticamente gli snodi e le fasi salienti di quella che continua a rimanere una quaestio tra le più cruciali e dibattute della politica economica italiana del '900, utilizzando l'ormai imponente letteratura specialistica e la documentazione archivistica della Banca d'Italia parzialmente edita in pubblicazioni della collana storica di studi sull'Istituto di emissione. La ricostruzione è incentrata sulla crisi irreversibile delle banche miste che, gravate da pesanti immobilizzi, tentarono di recuperare un qualche margine di manovra trasferendo ad apposite holding i cospicui pacchetti azionari delle imprese controllate. Tale operazione, messa in atto nel 1931-32, si rivelò un espediente tecnico di "cosmesi finanziaria" del tutto inadeguato, tanto che nel corso del 1932 le condizioni economiche e patrimoniali di Comit, Credit e Banco di Roma si deteriorarono ulteriormente, minacciando di far crollare l'intero sistema bancario del Paese. Dopo la parziale risposta fornita con l'istituzione dell'Imi (1931), la soluzione decisiva, mirata a smobilizzare le banche miste, ad alleggerire la Banca d'Italia da un'esposizione finanziaria insostenibile e a salvare il sistema industriale, fu la creazione dell'Iri (1933). Con consapevole scelta di natura strategica lo Stato divenne proprietario e gestore di una rilevante sezione dell'industria nazionale, nonché perno del sistema d'intermediazione, avendo esso assunto l'erogazione del 'credito speciale' in forma monopolistica.