Il giardino dei ciliegi, l’ultima opera di Čechov, non fu, in realtà, un grande successo. Contro la volontà di Čechov, la versione di Stanislavskij era in tutto e per tutto una tragedia, nonostante Čechov avesse definito la propria opera come una commedia con alcuni elementi di farsa. L’autore disapprovava intensamente la messinscena di Stanislavskij, fino ad affermare che questi aveva “rovinato” la pièce. In una delle numerose lettere sull’argomento Čechov scriveva: “Anja non dovrebbe avere un tono lacrimoso. Perché parlate di tutte queste lacrime nella mia opera? Dove sono?”. Molti furono i motivi di discussione tra Stanislavskij e Čechov: il ritmo della pièce non fu rispettato, il terzo e il quarto atto erano troppo lunghi, la struttura del secondo atto fu ampiamente rimaneggiata durante le prove, la parte di Lopachin era stata scritta per Stanislavskij che alla fine preferì interpretare Gaev, e Anja, una ragazza di diciott’anni, fu interpretata da Lilina – la moglie di Stanislavskij – che al tempo aveva quasi 40 anni. Dopo la prima dello spettacolo Čechov affermò: questa non è la mia pièce.