Le aree interne italiane fanno ormai parte del dibattito scientifico e politico da diversi anni. La discussione si è spesso soffermata sulle disparità territoriali caratterizzanti tali aree e sul loro poten ziale inespresso. Più recentemente, la programmazione comuni taria 2014-20 ha riportato l’attenzione su queste aree attraverso la Strategia Nazionale delle Aree Interne coordinata dall’Agenzia per la Coesione Territoriale. La classificazione di tali aree declina gli stessi territori come “interni”, “lontani” o “marginali”, ma co munque non privi di potenzialità da esprimere rispetto a risor se ambientali, paesaggistiche, sociali e anche turistiche. Questo lavoro si propone di analizzare il potenziale delle aree interne italiane da quest’ultimo punto di vista. A tal fine viene sfruttata una recente tassonomia, ossia quella turistica dei comuni pro dotta dall’ISTAT in risposta al disposto dell’art. 182 della L. 77 del 2020 riguardante il sostegno alle attività economiche nelle aree ad alta densità turistica durante il periodo pandemico. Tale lavo ro, che aveva il compito di evidenziare l’eventuale nesso turisti co territoriale, accanto all’individuazione della categoria turistica prevalente in ciascun comune italiano, propone degli indicatori compositi costruiti ad hoc sull’offerta e sulla domanda turistica. L’incrocio di queste informazioni con la mappatura delle aree in terne permette di verificare quanto il turismo sia effettivamente presente in tali aree e, quindi, di valutare le potenzialità turistiche delle stesse. Prima di illustrare le principali evidenze empiriche ottenute, verranno esplicitate le criticità metodologiche che sottendono le due classificazioni ufficiali qui utilizzate.