Il saggio pone accento sull’opposizione millenaria che, da millenni presiede i
rapporti tra Gea e Thalassa, le ‘ragioni’ e i contrapposti interessi tra terra e mare,
in un quel topos fisico e letterario che è la città mediterranea in relazione alla portualità.
È qui che si rendono visibili le ragioni economico-politiche e culturali che
sospingono il mondo contadino continentale, lento e restaurativo, sulle foci dei
fiumi, e il loro progressivo incontro con i popoli mercantili provenienti dal Bacino
Mediterraneo orientale. La lettura ontogenetica dello spazio urbano – che muove
dagli archetipi culturali della storia occidentale, agli eventi recenti sul dibattito
sugli assetti del water-front – evidenzia come la città mediterranea sia il ‘luogo’
ove sia possibile comporre contraddizioni e conflitti, altrove irrisolvibili: organismo
digestore, ove tutto si trasforma e nulla si distrugge.