A margine di una precisa variante testuale di Senilità, l'articolo inquadra da una prospettiva inedita il complesso rapporto tra sogno e verità nei primi due romanzi sveviani, individuando il processo di distorsione della realtà alla base dell’invenzione mitopoietica delle sovrapposte Angiolina/Amalia, nella quale il romanzo riconosce il suo (quasi lieto) fine.