Negli ultimi vent’anni, la pratica di origine buddhista chiamata Mindfulness è diventata
uno specifico topic della ricerca scientifica, diffondendosi a macchia d’olio nel mondo
occidentale. Ha anche influenzato quella che oggi viene chiamata la terza ondata delle
terapie cognitive comportamentali1
.
In ragione di questa straordinaria affermazione, la mindfulness è riuscita a produrre
introiti da 4 miliardi di dollari; alimentando anche paradossali prospettive e iniziative di
capitalismo spirituale, da taluni definite McMindfulness2
.
Le numerose review di metadati pubblicate nell’ultima decade, tendono a mostrare in
media effetti positivi anche se non sono rare critiche a questi studi, soprattutto incentrate sulla mancanza di una definizione univocamente accettata dalla comunità scientifica. Una lacuna che impedisce di trovare una metodologia di ricerca comune e condivisa3
. Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sulla comunicazione, rendendo complesse, confuse e incerte, le informazioni da proporre alla discussione pubblica sul
significato della mindfulness, sulle procedure effettive, sui possibili contesti applicativi
e sulla sua relativa efficacia per migliorare il benessere e l’efficienza personale, e anche in ambito clinico come trattamento complementare nei disturbi somatici e del comportamento.
Sebbene la mindfulness abbia conosciuto uno straordinario successo mediatico, mancano ancora studi sui modi e sulla qualità con cui viene comunicata dai media. Questa
tesi è il tentativo di formulare una prima caratterizzazione della narrazione della
mindfulness nei media italiani.
Sono stati presi in esame due quotidiani italiani, quelli con la maggiore diffusione sul
territorio secondo i dati diffusi dalla società Accertamenti Diffusione Stampa (ADN),
ovvero: il “Corriere della Sera” e “La Repubblica”4
.
Dall’analisi degli articoli e delle notizie pubblicati sulle due testate è emerso che la
comunicazione sulla mindfulness è prettamente generalista, con delle omissioni importanti, che tendono a creare una realtà narrativa confusionaria e soprattutto non capace di guidare, a proposito del suo eventuale utilizzo, decisioni informate e utili per il
benessere della persona.
La tesi è articolata in quattro capitoli. Il primo capitolo farà una breve introduzione sulla
mindfulness, per poi concentrarsi sull’andamento della ricerca scientifica degli ultimi
40 anni. Il secondo capitolo spiega la metodologia alla base del lavoro di tesi con particolare attenzione alla raccolta dati. Il terzo capitolo, invece, si concentrerà su un’analisi qualitativa dei dati raccolti, osservando i principali fenomeni che emergono. Nel
quarto capitolo, l’ultimo, viene presentata una riflessione sulle possibili cause alla base
di questo tipo di narrazione giornalistica.