Il saggio si concentra sulle memorie fittizie di alcune celebrità letterarie come campo d'indagine ristretto rispetto all'ampia regione dell'autofinzione – termine che indica una manipolazione evidente e deliberata di eventi biografici verificabili sotto il segno dell'incoerenza e dell'auto-contraddizione come forma ultima di affermazione di libertà del soggetto. Questo genere di scrittura viene pienamente apprezzato dal lettore che possiede una conoscenza extratestuale dell'autore, e il suo successo è almeno in parte dovuto alla mediatizzazione della figura dell'artista e all'esposizione narcisistica del sé (o dei suoi vari simulacri), che è una delle caratteristiche principali della società occidentale contemporanea e della cosiddetta età dell'informazione. L'autofinzione ha una natura marcatamente metanarrativa, poiché gli autori giocano con la propria celebrità per dare una performance di se stessi. Questa pratica può essere tematizzata, e perciò discussa apertamente nel testo, oppure rimanere implicita; in ogni caso, ai lettori viene costantemente rammentata la natura fittizia di questa operazione, che porta a riconsiderare l'idea di 'verità' autobiografica.