L’articolo mette a confronto l’opera e la poetica di Leopardi e Hölderlin al fine di dimostrare come le ragioni delle numerose analogie, delle affinità dei temi, dei motivi e delle immagini siano da ricondursi in primo luogo alle fonti comuni antiche e moderne da cui i due poeti attinsero per la loro opera. Dapprima viene definito il ruolo fondamentale delle “favole antiche” e dei miti nelle loro poetiche, quindi si mostra come nell’opera di entrambi le fonti classiche (Orazio, Virgilio, Omero) si intrecciano a quelle moderne (Schiller, Herder, Ossian, Goethe) generando poesie e leggende; come esempio di questo procedimento poetico vengono prese le figure di Saffo e di Empedocle. Alla fine dell’articolo viene tracciato il percorso comune dei due poeti, dalle favole antiche“ a una „nuova poesia senza nome“ e il rifugio di entrambi nella poesia come unico luogo di vita in un mondo desolato e moribondo.
Der Beitrag vergleicht Leopardis und Hölderlins Dichtung und Poetik miteinander zu vergleichen und setzt sich unter der Voraussetzung, dass die Gründe für die umfangreichen Analogien die ähnlichen Bilder und Motive vor allem auf die gemeinsamen antiken und modernen Quellen zurückzuführen sind, die die zwei Dichter mit Eifer und Fleiß lasen. Zuerst wird die Rolle der „favole antiche“ für ihre Poetik bestimmt, danach wird gezeigt, wie sich die klassischen Quellen (Horaz, Virgilio, Homer) in ihrem Werk mit den modernen (Schiller, Herder, Ossian, Goethe) verflochten und wie beide sich zu Legenden und Dichtungen verwandelten: Saffo und Empedokles sind die zwei Beispiele dieses Verfahrens; am Ende wird der gemeinsame Weg von der Antike zur Moderne bzw. von den „favole antiche“ zu den „ameni inganni“ bzw. zur „nuova poesia senza nome“ umrissen und gezeigt, wie die nicht mehr naive Poesie dieser modernen Dichter für einen Augenblick zum Leben werden und das Leben wiederherstellen kann, wo alles tot scheint.