A partire dall’estate del 2015, per via della chiusura della frontiera territoriale
francese a discapito dei migranti presunti irregolari, la città italiana di Ventimiglia è divenuta
collo di bottiglia delle dense rotte migratorie dirette verso la Francia e l’Inghilterra. Per una serie
di diversi fattori psicosociali inerenti soprattutto la razionalità di mercato e la crisi dell’Europa,
la presenza dei molti migranti in città è progressivamente entrata in collisione con l’industria
turistica e la popolazione locale. Basandosi su questo caso di studio, l’intento del seguente contributo
è di analizzare le dinamiche di questa “turbolenza migratoria” e le risposte governative
che ha suscitato. Il governo, infatti, nel tentativo di minimizzare gli effetti negativi scaturiti da
questa nuova situazione sociale, è dovuto intervenire nel contesto di Ventimiglia attivando quelli
che definiremo come “dispositivi di potere confinario”, impiegati con lo scopo di separare e tenere
divise le due differenti tipologie di flusso rappresentate dai turisti e i migranti.