All’inizio del secondo millennio “costruire nel costruito” (Moneo, 2007) sembra essere la condizione progettuale prevalente per gli architetti e “Re – Cycle”, tra le “strategie per l’architettura, la città e il pianeta”, sembra oggi quella più perseguibile (Pippo Ciorra et altri, 2012). Costruire sull’esistente, al di la di tutte le ragioni etiche ed economiche e delle derive ideologiche che ogni volta accompagnano il debutto di nuovi abiti culturali, corrisponde inoltre alla necessità di esplorare nuove possibili configurazioni spaziali in cui vivere e lavorare.