Dalla lettura del libro di Labrot escono confermate e rafforzate due ipotesi, e cioè che nell'arco temporale compreso tra fine Cinquecento e metà Settecento sia cresciuta la consapevolezza da parte dei vescovi dell'importanza della propria posizione e del proprio ruolo nell'ambito delle istituzioni ecclesiastiche cattoliche, e che al tempo stesso questo fenomeno debba essere considerato come la manifestazione di un più generale processo di egemonia monarchico-nobiliare, caratterizzante quei due secoli della storia europea. A questi temi ho dedicato nel corso degli anni più di una ricerca, tra cui mi è caro ricordare qui il saggio La Chiesa di Roma tra antico regime e riforme settecentesche, che è comparso nel volume nono degli Annali della Storia d'Italia Einaudi, curato con passione e rigore da Giorgio Chittolini e da Giovanni Miccoli. Col presente contributo vorrei sviluppare qualche ulteriore riflessione, prendendo spunto proprio dalle caratteristiche strutturali e dalle trasformazioni intervenute all'interno delle dimore episcopali fra XVII e XVIII secolo.