Nel 1735 Carlo Goldoni propone al pubblico veneziano la sua seconda opera drammatica, la tragedia "Rosmonda". Sebbene nomi e ambientazione ricalchino quelli dalla celebre narrazione di Paolo Diacono, in verità la storia è profondamente diversa ed è modellata, probabilmente, su un libretto del Metastasio. L'opera - unica vera tragedia del Goldoni - viene accolta con freddezza e non risulta abbia conosciuto, da allora, altre messinscena. Questa edizione critica affianca, al testo sino a oggi conosciuto, quello contenuto in un ritrovato manoscritto settecentesco, sinora ignoto.