Il contributo ricostruisce gli sviluppi dell'industria bacologica italiana dal boom del primo dopoguerra alla crisi degli anni Trenta, quando il tracollo della bachicoltura (non nel Veneto orientale però) creò forti difficoltà agli stabilimenti bacologici determinandone una sensibile contrazione, ma al tempo stesso stimolò i semai più innovativi, in particolare quelli del polo vittoriese, a selezionare ceppi più produttivi e più standardizzati, così da poter competere, specie sul mercato americano, con la bacologia e la bachicoltura del Giappone ormai dominanti.