È il settembre del 1919 quando un manipolo di irredenti capitanati da Gabriele d’Annunzio parte da Ronchi per rivendicare la cosiddetta “vittoria mutilata” e il debole atteggiamento del Governo italiano, che politicamente non era riuscito a tradurre in maniera vantaggiosa le proprie affermazioni militari.
Il generale malcontento che serpeggia nella Penisola da virtuale diviene concreto e tutta una serie di agitazioni, di vario colore politico, dilagano. L’Impresa dannunziana è lo specchio paradigmatico della contestuale complessità del primo dopoguerra europeo, caratterizzato da forti atipicità e da una compresenza di suggestioni assai difformi tra loro, dalle tendenze nazionaliste, alle evocazioni marxiste, senza tralasciare l’attrazione verso il sindacalismo rivoluzionario, che trovano sintesi nell’utopica Carta del Carnaro. In questo volume sono raccolti saggi ed interventi dal taglio multidisciplinare secondo una riflessione scaturita in occasione del centenario di questi eventi.