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Abstract
Pioniera del movimento femminista della cosiddetta “seconda ondata” negli anni Settanta in Francia, Christine Delphy (Parigi, 1941) è stata una figura chiave del femminismo materialista francese. La sua riflessione è ancora oggi un punto di riferimento teorico e politico imprescindibile, tanto per un’analisi dei rapporti materiali di oppressione quanto per una critica alla naturalizzazione delle categorie di genere e sesso – la cui radicalità ha anticipato e ispirato le successive elaborazioni femministe e transfemministe sul genere e sul corpo.
La presente voce intende offrire un profilo biografico e intellettuale, filosoficamente connotato, di questa teorica e militante femminista, per quanto la sua prospettiva di indagine risulti dichiaratamente legata più al campo della sociologia che a quello delle discipline filosofiche. Lo scopo di questo contributo è pertanto di mostrare in che misura le riflessioni di Delphy travalicano rigidi confini disciplinari, avvalendosi di strumenti sociologici di analisi critica dei fenomeni, ma senza rinunciare a un portato teorico che si confronta apertamente con la storia dei concetti.
Entro un orizzonte di senso costituito da concetti marxiani, filtrati e risignificati dal femminismo radicale francese di quegli anni, non si potrà fare a meno di prendere le mosse dai presupposti teorici a partire da cui Delphy articola la sua prospettiva femminista materialista di critica alle condizioni concrete di sfruttamento ‒ in particolare delle donne e, più in generale, dei gruppi sociali dominati. Di qui, si guarderà all’elemento di profonda novità del femminismo materialista di area francese, che risiede proprio nel rinvio dei concetti di sesso e genere a un rapporto di dominio tra gruppi socialmente determinati. Proprio una simile prospettiva anti-naturalista, attenta alle condizioni materiali di oppressione delle donne – in quanto «classi di sesso» – permette alla sociologa femminista di cogliere lo sfruttamento domestico come base economica del patriarcato. Si tratta di un aspetto decisivo delle analisi di Delphy, laddove l’oppressione patriarcale è costantemente tematizzata nel suo intreccio e nelle sue differenze con l’oppressione capitalistica, in una prospettiva che non può ridurre le gerarchie sociali a dinamiche storiche lineari e isolate.
Legando a doppio filo l’elaborazione concettuale alla pratica politica, ancora oggi Christine Delphy continua a far interagire in un rapporto reciprocamente fecondo il «femminismo-movimento» e il «femminismo-punto di vista teorico».