Che rilevanza può avere la categorizzazione del genere rispetto alla funzione sociale dei romanzi e come può riscrivere la relazione tra estetica e socialità? In una linea di analisi che legge la comunicazione estetica in chiave pragmatica, il presente saggio si interrogherà su tale questione a partire dalla querelle che la pubblicazione della Maddaddam Trilogy di Margaret Atwood ha innescato.
"Oryx and Crake" (2003), "The Year of the Flood" (2009) e "MaddAddam" (2013) definiscono una critica alla realtà contemporanea, concentrandosi sugli azzardi dell’ingegneria genetica e sul problema dell’inquinamento, ed esprimendo istanze che nel dibattito attuale sull’ecologia possono senza dubbio essere definite ecocritiche. Tuttavia, a una inequivocabile decodificazione tematica non ha fatto riscontro una altrettanto chiara decodificazione del genere cui la trilogia vada ricondotta. Le rivendicazioni della scrittrice sull’appartenenza dei tre romanzi alla speculative fiction – interessata alle possibili e plausibili degenerazioni della realtà condivisa da autrice e lettore – piuttosto che alla fantascienza – incentrata sul racconto di mondi lontani e impossibili – hanno provocato una polemica con Ursula Le Guin, che a una prima lettura sembra ripresentare antichi ma non superati pregiudizi sulla letterarietà di generi ipercodificati come la fantascienza. Eppure, inquadrando la questione in una griglia metodologica ispirata alla Pragmatica, sia il problema della ipercodificazione, sia l’operazione di riformulazione e aggiornamento dei codici di genere operata da Atwood, possono assumere una diversa rilevanza.
Dopo aver ripercorso le tappe della querelle e aver illustrato le principali linee pragmatiche sul genere, il presente studio discuterà anche il modo in cui le specificità tematiche e formali della trilogia la rendano una delle più recenti tappe evolutive del filone distopico occidentale. L’ultima sezione sarà dedicata all’analisi di "The Year of the Flood", in relazione al particolare uso del/i genere/i.