Durante i mesi di picco della pandemia, si è dibattuto molto dei modelli di sviluppo insediativo e delle forme dell’abitare nel nostro Paese. La disuguale diffusione del virus ha solleci- tato riflessioni sul rapporto tra densità abitativa e sostenibili- tà ambientale e sociale, mentre le pratiche di distanziamento e la repentina diffusione di forme di telelavoro hanno messo in luce come in molti casi sia possibile ridurre il pendolarismo e la mobilità residenziale indotta dal lavoro. Tanto è vero che i quotidiani riportano molte storie di lavoratori emigrati nei grandi centri urbani che sono ritornati ai loro luoghi di prove- nienza, dove hanno continuato a lavorare grazie all’utilizzo di dispositivi tecnologici.
A partire dalle storie di ritorno ai luoghi di origine – il Meridione, la montagna, i piccoli comuni, le città medie di provincia – ha ripreso slancio il dibattitto sulla coesione terri- toriale, attorno a prospettive di deconcentrazione della popo- lazione come modello insediativo e di sviluppo non più teso a rafforzare i grandi agglomerati urbani, ma capace di valo- rizzare il policentrismo territoriale del nostro Paese.